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Susan stava urlando dal dolore fisico e dalla disperazione mentre fiotti di calde lacrime le scendevano dagli occhi, riempiendoli al punto che non vedeva quasi più.
Aveva accanto sia suo marito Frank che tutta l'équipe medica, ma considerando che non riuscivano a darle un minimo di calore o conforto umano in questa gravissima tragedia appena accaduta, tanto valeva che si trovassero in un altro universo!
Il suo parto era stato estremamente pretermine, avvenuto alla ventiduesima settimana di gestazione per cause ancora da accertare oltre ogni ragionevole dubbio, anche se ce n'erano già di più probabili.
Come risultato, il bambino era morto, nonostante i medici avessero fatto tutto il possibile per salvarlo. Si erano verificati dei casi di bambini sopravvissuti alla ventiduesima settimana lì negli USA, ma erano appunto rarissimi.
Susan, dopo un po' di tempo - prima non avrebbe potuto parlare neanche volendo, dati i singhiozzi del pianto e lo stato di shock - supplicò i medici di rimetterlo dentro. La sua parte razionale già sapeva che era inutile e che il piccolo Arthur era realmente e definitivamente morto, ma un'altra parte di lei voleva ancora credere e sperare... Con questa parte di lei, non valevano gli argomenti... Neppure l'ovvio distacco della placenta che, infatti, stava espellendo suo malgrado. Tutti la guardavano sconvolti, oltre che tristi per il lutto, per quella richiesta insensata che lei ripeteva come un mantra.
Era da un paio d'anni che provavano ad avere un figlio e adesso finiva tutto così!
"Desiderate conservare il corpicino per le esequie o preferite lasciarlo qui?" chiese il dottor Parker, precisando "nel secondo caso sarà smaltito come rifiuto ospedaliero".
"Vogliamo fargli un funerale grandioso e dargli una degna sepoltura, " risposero all'unisono.
La dottoressa Green cercò di consolare almeno un pochino Susan, dandole un caloroso abbraccio e dicendole "Lei è giovane, potrà averne altri".
Lei la respinse di scatto e la guardò come se fosse pazza!
Espletate tutte le formalità del caso, se ne andarono.
Al funerale vennero non solo i genitori e i più cari amici, ma proprio tutti coloro che li conoscevano, anche solo di vista, persino il lattaio.
Ad un certo punto, durante la funzione, il prete chiese se uno dei genitori voleva venire al leggio e dire qualche parola per Arthur. Susan era troppo provata, così fu Frank ad alzarsi e disse:
" Mio piccolo angelo, ora sei in cielo e non soffri più. Spero con tutto il cuore che anche lassù ti arrivi il nostro amore. Spero altresì che la tua morte non sia stata vana; ogni giorno nel mondo c'è una donna che abortisce incurante di quelli come noi che vorrebbero tanto un figlio e non riescono ad averlo o, peggio ancora, devono struggersi per la sua morte proprio quando pensavano di esserci riusciti... che la tua morte insegni a tutte queste donne a non essere egoiste! È meglio darlo in adozione a un figlio, se non lo si vuole, piuttosto che gettarlo via come spazzatura! Molti credono che io e tua madre ti abbiamo voluto bene solo da quand'eri presente nel suo grembo, ma si sbagliano! È da quand'eravamo bambini che sogniamo di diventare genitori ed è da quando ci siamo sposati che abbiamo riversato tutto il nostro affetto su di te... prima ancora che tu ci fossi!"
A questo punto la voce gli si spezzò, non poté continuare, così tornò a sedersi accanto a sua moglie.
Vennero pronunciate altre parole molto toccanti durante la messa e tutti furono in un composto dolore per tutto il tempo, tranne Susan, che scoppiò a piangere mentre la piccola bara bianca veniva calata lentamente nella fossa. Frank l'abbracciò subito teneramente per cercare di lenirle un po' il dolore, anche se nel suo cuore si diceva che era inutile.
Susan iniziò una lenta ma inesorabile discesa nel pozzo nero della depressione dal giorno dopo le esequie. Frank e le altre persone a lei più care cercarono di starle vicino in ogni modo e per quanto più a lungo glielo permettevano i rispettivi impegni, ma questo loro supporto non sortiva granché effetto. Lei non voleva saperne di andare da uno strizzacervelli, così li chiamava; non solo non c'era modo di persuaderla, ma era chiarissimo che non potevano costringerla. I TSO si applicano solo su ordine medico e solo in casi molto gravi e comprovati di minaccia per l'incolumità propria o altrui.
I giorni, le settimane e i mesi sembravano scorrere come tanti quadratini sempre più marroni non solo per lei, ma anche per qualsiasi cosa o persona le stesse accanto. Di riprovarci non se ne parlava nemmeno! Quanto al lavoro, l'avrebbe perso se non avesse potuto optare per lo smart working.
Cominciò a trascurare sempre più la casa; sovente Frank tornava a casa dal lavoro e non solo non trovava niente di pronto da mangiare a tavola, ma peggio ancora, vedeva l'ambiente domestico trasformarsi sempre di più in una porcilaia: mobili coperti di polvere, ragnatele ovunque, briciole e polvere in abbondanza sui pavimenti, incrostazioni di calcare nei bagni, ecc.
Iniziò anche a trascurare il suo stesso corpo al punto che ormai si lavava solo per evitare di sfigurare con gli altri e non per reale volontà e piacere nel farlo. Arrivò a trascurarsi così tanto che un giorno dovette andare al pronto soccorso per quanto le sanguinavano le gengive.
Le discussioni divennero frequenti tra loro; la cosa più assurda è che non avevano litigato neanche una volta, in precedenza, nonostante si conoscessero da anni.
Il fondo del barile fu raggiunto quando i due coniugi iniziarono ad accusarsi a vicenda del tragico evento; a poco valeva sapere razionalmente che ciò era ingiusto e insensato. Arrivarono persino ad accusarsi di non prodigarsi nemmeno per consolare adeguatamente l'un l'altra. Con una simile situazione ormai disfunzionale tra loro, il matrimonio non poteva durare ancora a lungo.
Da quel momento, infatti, non passò molto tempo prima che il divorzio venisse formalizzato e Frank lasciasse definitivamente quella casa. Anche dopo la separazione, ciascuno dei due risentiva nella mente le parole più dure che si erano detti.
Susan continuava a sentire soprattutto le frasi: "Perché è stata colpa tua!"
Frank continuava a sentire soprattutto le frasi: "Non sembra affatto che tu stia soffrendo! Non hai nemmeno pianto!"
Lui sapeva bene quanto in realtà stesse male, ma era inutile precisarle quanto ogni persona reagisse al dolore a modo suo.
Se qualche volta Frank era assalito dal rimorso e dalla preoccupazione per aver abbandonato una donna in evidente stato depressivo e non in grado di cavarsela da sola, tacitava la sua coscienza ripetendosi: "Sì, lei sta affondando, ma se non l'avessi lasciata, lungi dall'essere d'aiuto, sarei affondato anch'io con lei. In fondo, io so di aver provato di tutto!"
Dopo il divorzio, Susan peggiorò più rapidamente di quanto avesse fatto finora, nonostante tutto l'affetto e l'aiuto delle persone care, arrivando ad avere pensieri suicidi. Confidò solo a sua madre questi pensieri. La cosa peggiore era che un tale desiderio non le derivava solo dal voler smettere di soffrire, ma molto di più dal voler smettere di essere un peso e una sofferenza per tutti gli altri. Sarebbe già stato grave che si sentisse inutile, ma addirittura dannosa!
Alla fine, sua madre riuscì a fare quello in cui tutti, inclusa la madre, fino a quel momento avevano fallito: la convinse a farsi vedere da uno bravo, cercando non solo di guarire, ma di riprendere in mano la sua vita! Ci vollero molto tempo, molto impegno e molto aiuto da parte di tutti affinché Susan alla fine guarisse completamente.
Nel frattempo, anche Frank, che durante il periodo più critico del suo matrimonio aveva rischiato di precipitare nel tunnel dell'alcolismo, aveva seguito un suo personale percorso per ritrovare sé stesso e riprendere in mano la sua vita. Frank aveva creduto, per un certo tempo, che nessuno dei suoi colleghi fosse a conoscenza di questo suo piccolo e sporco segreto, ma Harry l'aveva visto una sera, al pub Mirage, seduto al bancone completamente sbronzo mentre lanciava improperi e imprecazioni varie rivolte al barista e agli altri avventori. Naturalmente, Harry aveva tenuto la bocca chiusa con tutti sull'argomento perché gli voleva molto bene, e anzi l'aveva caldamente consigliato di farsi aiutare!
Durante il suo cammino di recupero, Frank aveva anche trovato la fede e si era reso pienamente conto di tutti i suoi peccati e dei suoi sbagli! Alla fine, essendosi redento ed essendo ormai, per così dire, un uomo nuovo... decise di provare a tornare con Susan se lei poteva perdonarlo e amarlo ancora, nonostante tutto.
Quando lei andò ad aprire e vide chi era, istintivamente cercò di chiudergli la porta in faccia, ma lui la bloccò con la mano dicendole in tono sincero e supplichevole:
"Sono pentito! Lo capisco, naturalmente, se non vuoi più avere a che fare con me! Ti chiedo solo un'occasione: l'occasione di dimostrarti che sono davvero pentito, cambiato completamente in meglio e che ti amo ancora come il giorno in cui ti diedi l'anello, al planetario, chiedendoti di sposarmi. Un'occasione... non chiedo altro!"
Naturalmente, lei ci dovette riflettere per bene e a lungo, mentre lui aspettava lì fuori dalla porta, prima di decidere cosa rispondergli. Alla fine lo riaccolse in casa e si diedero un lungo bacio appassionato.